
Primi piatti · 4 marzo 2011
Innanzitutto la parola “frascatole” ha origini molto antiche, risale ai tempi della dominazione angioina. La parola deriva dal francese “flasque” (tenero o molle), che in siciliano divenne “frasc” e poi frascatola. Di questi francesismi ne è piena la lingua siciliana, si pensi alla Vucciria (il celebre quartiere palermitano) che deriva dal francese “boucherie” o l'Ucciardone che prende il nome dal posto dove venivano coltivati i cardi, “les chardons” appunto. Le frascatole, fatte con semola di grano duro, seguono lo stesso principio di lavorazione del cuscus e nascono da una frettolosa incocciatura della semola (vedi a tal proposito la pagina sul cuscus). Erano i cocci più grossolani del cuscus incocciato male che venivano scartati, asciugati e cucinati in brodo di verdure. Durante la lavorazione della semola è opportuna qualche spolverata di farina. A oggi è un piatto tipico e ricercatissimo, quasi mai disponibile nei ristoranti. Buona soprattutto la versione con le fave o con i broccoli. Ma veniamo al nostro piatto.
Se volete arricchire ulteriormente il piatto, disossate tutta l'aragosta e distribuitela nella minestra.
Una spolverata di mandorle tostate in forno e sminuzzate è la mia chicca personale per rendere unico questo piatto.