
Primi piatti · 10 settembre 2012
Durante il mio soggiorno newyorkese lo scorso giugno l'ho preparata due volte. La prima eravamo io, Dominique, Diego e Ana Luisa (i miei consuoceri) e Diana, la loro splendida figlia. Non ho contato gli "Oh! my God" di quella cena ma vi assicuro che sono stati tanti. Diana telefonò subito a Boston a Peter Fabrucci (il suo fidanzato) decantando le lodi del pesto trapanese e gli chiese se poteva raggiungerci a New York; mi chiese se potevo rifarla e così è stato.
Intanto una delle caratteristiche salienti del pesto trapanese è proprio la pasta. Deve essere rigorosamente BUSIATA; qualche volta ho usato la Iolanda, una sorta di fettuccina riccia, ma è la busiata che insieme agli ingredienti che adesso vedremo costituisce un tutt'uno. Diana mi chiese: "ma a New York la busiata dove la trovi? Te la porti da casa?", "No di certo!" le risposi. All'incrocio tra la 5th Avenue e Broadway sulla 23rd Street esiste un locale che si chiama EATALY, carinissimo gioco di parole tra l'altro, che di recente hanno aperto pure a Roma tra la via Ostiense e la via Cristoforo Colombo.
Bene, da Eataly trovi tutti ma proprio tutti i prodotti italiani. Il locale è arricchito dalla presenza all'interno di una serie di ristoranti e pizzerie, dove non è facile trovare posto, in cui vengono cucinati i prodotti tipici italiani. Dunque non poteva mancare la busiata, pasta tipica trapanese pochissimo conosciuta nel resto d'Italia. Devo dire che busiate siffatte non ne ho mai mangiate nemmeno ai tempi di mia madre, che è quanto dire.
Vi anticipo che non seguo la corrente di pensiero tradizionalista, quella del "muttaru" a tutti i costi. Per i non siciliani il muttaru è il mortaio usato per pestare gli ingredienti usati in cucina, ma io sono un po' più moderno ed uso il frullatore. Naturalmente lo uso nel modo che vedremo presto.